Roma, città eternamente ospitale

Se sarò eletto lavorerò affinché il Municipio I torni ad essere il centro di una Capitale internazionale.

Il Municipio I in cui mi candido a fare il consigliere ha le dimensioni e la popolazione di una grande città a cui si aggiungono almeno 6 elementi che la rendono unica sotto il profilo della centralità nella gestione dell’accoglienza: i pellegrini, le istituzioni, i turisti, gli eventi, l’arte e lo spettacolo.

È una semplificazione la mia, ma se dobbiamo fare un ragionamento abbiamo necessità di partire da uno schema che sia comprensibile e che possa essere condivisibile. Com’è mio stile, confermo la mia disponibilità a dare maggiore granularità alla rappresentazione dello stato dell’arte e delle esigenze, e credo però che sia necessario contestualizzare Roma e il I Municipio nel panorama internazionale.

Una classifica 2019 (ante pandemia) ha eletto città più accogliente del mondo Vancouver. D’altra parte, il Canada gode di un’ottima reputazione in questo senso, tanto che ha anche un’altra città in classifica, Montreal. Segnano delle doppiette la Germania (Amburgo e Berlino), l’Australia (Sydney e Adelaide), l’Inghilterra (Manchester e Londra) e l’Irlanda (Cork e Dublino).

E quelle meno accoglienti? Pur rimanendo all’interno della lista delle cinquanta città più ospitali, Roma è l’unica italiana ma è fanalino di coda in ultima posizione, preceduta di poco da Berlino (48), Madrid (42) e Londra (40).

Nel 2021, tra le città più vivibili al mondo secondo l’Economist, troviamo Auckland (nuova Zelanda). Nuova Zelanda e Australia guidano la classifica stilata dalla rivista sulla base di alcuni indicatori come il sistema sanitario, l’istruzione e la cultura. Solo Zurigo e Ginevra rimangono tra i primi dieci posti. E Roma? Cinquantasettesima.

L’ospitalità – e aggiungo io, la qualità dell’attrattività – nel Municipio I è un tema centrale che merita un approfondimento molto serio!

Serve un confronto vivo e onesto intellettualmente, per permettere ai cittadini in primis di dialogare con Chi fa per professione accoglienza e può aiutarci a capire le esigenze non eludibili di imprenditori, lavoratori e di utenti-clienti della nostra città. L’obiettivo che mi pongo sarà quello di definire un framework capace di far vivere insieme i residenti con tutti coloro che amano e frequentano il nostro Municipio I per lavoro, studio o piacere.

Covid a parte, che speriamo tutti di lasciarci presto alle spalle, chi amministrerà Roma e in particolare il Municipio I dovrà occuparsi di hotels, norme e organi di controllo, sicurezza nonché verifica della reputazione e dei comportamenti degli operatori commerciali.

Una verifica che vorrò fare con il vostro aiuto è capire come sono stati gestiti e destinati i fondi della city-tax.

Il colloquio con le tutte le rappresentanze (Confcommercio, Confesercenti, Confindustria, ecc.) andrà reso sistematico, dando visibilità alle proposte che ciascuna parte terza vorrà condividere con i cittadini.

Altrettanto fondamentale sarà l’ascolto di tutti quei professionisti che day-by-day progettano bar, alberghi, ristoranti, arredi urbani, ristrutturano locali, realizzano piattaforme e spazi esterni dovendo spesso fare lo slalom tra norme e burocrazia che non aiuta a rendere possibile nei tempi richiesti dal commercio ciò che le norme dovrebbero poter consentire. Occupazione del suolo pubblico e piani di massima occupabilità non sono tecnicismi da uffici dipartimentali comunali ma questioni che riguardano la qualità della vita dei cittadini e l’economia di una città che attraverso imprenditori seri danno lavoro a tante famiglie.

Che piaccia o no, vi è un segmento che è una realtà che deve avere la dignità di essere ascoltata ed eventualmente meglio regolamentata e controllata, nel Municipio I: mi riferisco ai B&B, alle Case Vacanza, agli Affittacamere, al cosiddetto extra-alberghiero in senso più ampio.

Sull’occupazione del suolo pubblico post-Covid, e il passaggio da una situazione che personalmente considero straordinaria, dobbiamo cogliere quanto di positivo c’è dall’aver riscoperto il piacere di socializzare all’aperto, in una caffetteria o in un ristorante, godendo del sole o del ponentino, di un bel tramonto o di un cielo blu cobalto che Roma sa regalare. L’espressione abusata “nuova normalità” la dobbiamo declinare con onestà e buon senso nel regolamentare presto e con intelligenza come vogliamo che il nostro suolo pubblico possa essere concesso a chi dà lavoro, a chi innalza la qualità del nostro stare insieme, a chi ci consente di socializzare negli spazi aperti.

Dai contenitori ai contenuti e all’entertainment, se è vero che i Municipi dovranno assumere con responsabilità il ruolo di amministratori e controllori del territorio per garantire un innalzamento della qualità della vita dei cittadini, bisognerà trovare un modo per pretendere dall’Amministrazione Comunale un coinvolgimento sinergico con stakeholder di rilievo come ad esempio Rome Convention Bureau, Roma Film Commission, ecc. La cultura non solo solo i musei ma molto altro.

Va infine reso disponibile, a coloro che amministreranno, il “Calendario Eventi con destinazione Roma” affinchè si possa fare un’analisi puntuale e profonda dei fabbisogni del Municipio I. Senza dati non si pianifica, e senza pianificazione non si esegue con metodo, non si evitano gli errori del passato e non si interviene per correggere attraverso un processo di controllo.

Vi sono altri aspetti rilevanti (penso ai trasporti, al decoro urbano, alla pulizia della città, e tanto altro) che qui non ho trattato ma che hanno già trovato o troveranno sicuramente spazio e voce in altre newsletter.

Infine, un commento che ha a che fare con noi cittadini, a cui è richiesto l’impegno di rispettare e far rispettare le regole del convivere civile, anche introducendo una sorta di educazione civica del buon romano.

Conto sul consueto contributo di chi vorrà condividere il proprio punto di vista sui singoli argomenti che in questo breve testo ho potuto solo accennare.

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